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La paura

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L'IMPORTANZA DELLA PAURA NEL SISTEMA COMBAT

La paura è forse la chiave di volta sulla quale si basa sia la capacità individuale di sopravvivere ad una violenza sia la relativa abilità di affrontarla con la giusta prontezza ed efficacia.

Noi del Sistema Combat siamo pienamente convinti che non sia sufficiente girare armati o essere esperti in un'arte marziale o aver frequentato un corso di autodifesa per poter uscire illesi da un'aggressione.
Una preparazione puramente tecnica di autodifesa NON può bastare a salvarci.
Al rientro da scuola o dal lavoro potremmo incontrare un vero balordo abituato a spaccare teste, piuttosto che un bandito armato e psicopatico deciso a farci del male, ed è di fronte a questa terribile possibilità che occorrerà essere pronti a reagire sia sul piano mentale sia su quello fisico.
Per far questo diventa fondamentale, durante un corso di autodifesa (ed è quello che noi facciamo durante i nostri corsi), allenare il corpo (provando e riprovando le tecniche sino a che divengano spontanee e naturali), ma anche la mente, facendo gli allenamenti sotto stress, questo al fine di abituare la nostra persona a sperimentare emozioni vivibili in un vero attentato alla nostra vita.

La totale impreparazione nel fronteggiare le reazioni psicofisiche legate alla paura e allo stress è uno dei problemi più forti e difficili da superare. Il risultato è che se dovessimo imbatterci in una situazione di vero pericolo i nostri schemi verrebbero annientati dal nostro stato mentale alterato e terrorizzato.
Un delinquente, quindi, potrebbe attaccarci all'improvviso, spaventandoci a tal punto da immobilizzarci per la paura, scatenando in noi effetti disastrosi, che spiegheremo più avanti.

E' ovvio che in un contesto del genere l'amichevole scenario da palestra cambia totalmente e la situazione per la quale credevamo di essere preparati cambia drasticamente con tale realtà.
In palestra siamo tra compagni di allenamento, tra amici, i combattimenti sono leali, addirittura in caso di un'arte marziale sono previste precise regole da rispettare, e nel caso di un corso di difesa i colpi vengono, ovviamente, solo simulati, ma per strada è tutta un'altra faccenda e la regola è una sola: "non esistono regole".

Addestrare una persona a sconfiggere la paura non è assolutamente facile, soprattutto perché ognuno di noi reagisce in modo diverso davanti ad una precisa situazione di pericolo e possiede una soglia di sopportazione personale allo stress. Per fare un esempio ci sono individui che piombano nel panico più totale quando costretti a parlare in pubblico e altre, invece, che rimangono immuni al panico anche in situazioni di elevato rischio.

Esiste poi un'altra realtà da considerare, ossia che per imparare a vincere la paura, e diminuire la sensibilità verso di essa, l'unico mezzo realmente efficace sarebbe quello di testare i sintomi della paura più e più volte nella vita. Infatti, grazie alla presa di coscienza delle nostre reazioni di fronte al pericolo si creerà in noi una sorta di immunizzazione verso gli effetti della paura.

Chi ha conosciuto la paura ha sicuramente sperimentato il suo potere "schiacciante", che genera emozioni incontrollabili, quali l'incapacità di reagire, di essere razionali, e tutta un'altra serie di sensazioni debilitanti sia fisiche sia psichice, che possono addirittura portare alla paralisi.
Ecco il perché insistiamo affinché le tecniche di difesa siano di facilie esecuzione, in preda al panico più totale la mente umana non sarà in grado di essere razionale, tanto meno riuscirà a far riemergere mosse complesse apprese in un contesto benevolo, come la palestra.

In America sono stati effettuati veri e propri esperimenti in tal senso e l'esito è stato a dir poco sconcertante.
Sono riusciti a dimostrare quanto fosse inopportuna e inefficiente la pura preparazione tecnica di fronte ad un attacco molto realistico.
Durante questa interessantissima dimostrazione diversi professionisti, maestri di altissimo livello nelle arti marziali tradizionali, piuttosto che veri esperti nelle più svariate arti di combattimento e difesa, sono stati messi a confronto con un avversario singolare, cioè un uomo (oramai reinserito nella società) con un background violento alle spalle, un vero ex galeotto con precedenti di aggressione, un vero picchiatore da strada.
Quindi, la sua minaccia, se pur simulata, era molto concreta e gli atleti che avevano subito l'attacco non erano stati in grado di difendersi adeguatamente.
Nonostante fossero super allenati sul piano tecnico non conoscevano le loro reazioni di fronte alla paura e non erano addestrati ad affrontarle.

Questo esperiemento ci dovrebbe fare riflettere e portare a chiederci: "Cosa avviene quando il nostro cervello si trova a percepire una situazione inaspettata di estremo pericolo?, Ricorderà in quel terribile momento cosa fare per difendersi?" .
Non stiamo parlando di una situazione abituale per noi, non viviamo nel Bronx, dove storicamente il tasso della criminalità è altissimo, nella nostra realtà quotidiana la possibilità d'imbattersi in un balordo esiste, ma non è una condizione consueta.
Pertanto se ci trovassimo in una situazione di rischio il nostro cervello si troverebbe nelle condizioni di dover trovare alla svelta qualche "programma" per agire con immediatezza.
La nostra esperienza nel settore ci ha insegnato che il provare in continuazione le tecniche di difesa è un altro aspetto fondamentale affinché nel momento del bisogno tali tecniche si ripresentino spontanee nel nostro cervello e l'applicazione delle stesse divenga immediata.
Volendo fare un paragone di tipo informatico immaginate che il nostro cervello disponga di un "programma" per far fronte a qualsiasi situazione.
Infatti, sia che si tratti di guidare un'automobile sia di salire o scendere le scale, piuttosto che l'atto di sollevare un peso, il nostro cervello adotta una serie di procedure precostruite che possono essere frutto di esperienze passate piuttosto che semplicemente innate. Questo naturale database è in grado di attivare le giuste sequenze motorie e cognitive in grado di far fronte all'impegno contingente.
Alcune di queste sequenze vengono attuate in modo volontario, altre in modo del tutto naturale, del resto il nostro cervello è talmente malleabile e versatile che può apprendere e modificare all'infinito tali schemi.
Ecco perché l'allenamento costante e duraturo aiuta a memorizzare in maniera quasi definitiva i movimenti di difesa appresi. La ripetizione assidua e protratta nel tempo di azioni, gesti, reazioni, determina un rafforzamento dei legami stimolo-risposta che rendono più probabile una reazione coordinata nel momento in cui le circostanze lo richiedano, permettendoci di contrattaccare in modo automatico.
E' quella che certi scienziati chiamano "arco riflesso", che equivale ad una risposta condizionata ed acquisita ad uno stimolo preciso.

Quanto detto vi fa capire il perché del risultato dell'esperimento in America, e cioè che ci sono persone che si allenano per anni in palestra, imparando tecniche di lotta sofisticate e devastanti, ma poi davanti ad uno spietato delinquente non riescono a reagire. Il motivo risiede, appunto, nell'errata associazione stimolo-risposta che viene fatta in allenamento.
Di fatto, allenarsi in una situazione di confronto sportivo o comunque amichevole non ci permetterà di avere delle reazioni "automatiche" fuori dalla palestra, dove il contesto è privo di regole e decisamente minaccioso e tutt'altro che conviviale.
Durante i corsi di difesa di solito non esiste un contesto di intimidazione e di emotività paragonabile a ciò che avviene nel mondo reale, in sostanza non si allena il cervello a vivere una situazione pericolosa e quindi ad associarvi una reazione appropriata.
Per questo nei corsi di autodifesa durante gli allenamenti gli insegnanti dovrebbero usare anche comandi "urlati", arrivare cioè a rendere gli incontri il più verosimili a contesti reali, vicini ad un vero scontro con un delinquente.
Immaginate la grinta e la durezza degli allenamenti dei Marines, ovviamente non dobbiamo arrivare a tanto, non dobbiamo passare la selezione per entrare a far parte di un "corpo scelto", ma è giusto per rendere l'idea tra la differenza di un incontro sportivo, con pacche sulle spalle, e uno dove si è lo stesso tra amici ma gli allenamenti sono comunqui duri e seri!

Per capire meglio l'importanza di quanto stiamo dicendo considerate che il cervello umano non allenato dinanzi ad un pericolo reagisce utilizzando uno schema alquanto primitivo, che generalmente si manifesta con delle reazioni ben chiare:

La paralisi improvvisa
La fuga burrascosa
Il contrattacco disperato

In teoria la reazione più probabile davanti ad una minaccia è rappresentata dalla fuga, il cervello umano tenderà a scegliere inconsciamente questa via di salvezza, ma nella realtà fuggire è quasi sempre un'opzione da scartare e il motivo è ben preciso.
Un aggressore, proprio come in natura un predatore, è difficile che attacchi se oltre alla certezza di sopraffare la vittima, non abbia la certezza di raggiungerla e bloccarla.
Per rendere l'idea pensate ad un leone, difficilmente attaccherà una preda quando questa si trovi in branco, ma attenderà che sia da sola, vulnerabile e non protetta. Il nostro aggressore è molto probabile che faccia lo stesso.
In più un picchiatore da strada, che abbia deciso di aggredirci, potrebbe essere più corpulento di noi, più motivato, più aggressivo e in forma fisica migliore e difficilmente sceglierà una vittima alta un metro e ottanta con altrettanti chili di muscoli.
Pertanto se ci trovassimo davanti ad un malintenzionato il cervello capirebbe che fuggire sarebbe inutile e la risposta più verosimile sarebbe quella di rimanere rigidi e bloccati dalla paura. Del resto rappresenta un istinto di sopravvivenza primordiale, infatti già l'uomo primitivo adottava proprio questo atteggiamento per torvare salvezza, rimanendo immobile e fingendosi morto sperava di ingannare il nemico (un comportamento utilizzato anche dagli animali ed insetti).
Un altro aspetto importantissimo da considerare è che il nostro cervello, mosso da uno schema arcaico, neutralizza o sospende tutti gli schemi di secondo rilievo, tipo la memoria, l'udito, l'olfatto il senso del dolore. In sostanza mette in stand-by tutto ciò che non è strettamente necessario alla sopravvivenza fino a quando il pericolo non sia cessato, in pratica restano attivi solo alcuni riflessi motori.
Questo è il motivo per cui, spesse volte, le arti marziali non funzionano nel contesto di un combattimento reale. Infatti, l'aver imparato decine di "mosse" complicate e coreografiche risulta essere inutile e controproducente quando nella realtà di un'aggressione il panico azzera la memoria e le altre risorse cognitive.
Il caso dell'esperimento che vi abbiamo segnalato all'inizio ne è la dimostrazione tangibile.

Questo è il motivo per il quale, durante i nostri corsi, insistiamo senza sosta sul fatto che le tecniche di difesa devono essere il più possibile semplici, istintive e veloci, in modo da costituire un unico arco riflesso, cioè la pronta, giusta e veloce risposta ad uno stimolo pericoloso. Solo a queste condizioni la terza opzione del nostro cervello arcaico, quella di combattere, diventa attuabile.

Sempre a favore del pensiero che allenare costantemente i nostri sensi di difesa è fondamentale è significativo sapere che lo schema di reazione determinato dal cervello primitivo non è eliminabile intenzionalmente, in quanto è sostenuto dalla produzione di particolari ormoni, l'adrenalina in primo luogo che vengono stimolati in conseguenza ad una forte emozione.
In generale l'adrenalina, facendo parte delle vie riflesse del sistema simpatico, è coinvolta nella reazione "combatti o fuggi" (fight or flight). A livello organico i suoi effetti comprendono il rilassamento gastrointestinale, la dilatazione dei bronchi, l'aumento della frequenza cardiaca e della gittata cardiaca, la deviazione del flusso del sangue verso i muscoli, il fegato, il miocardio e il cervello e aumento della glicemia nel sangue.
Sotto questi effetti la persona sperimenta un quadro di sintomi percettivi, motori, e cognitivi, che neutralizza ogni tipo di reazione conscia. Facciamo qualche esempio.

 


EFFETTO TUNNEL E ALTERAZIONE DELLA PERCEZIONE UDITIVA:
Sotto l'effetto dell'adrenalina, le pupille si dilatano per far entrare più luce, la muscolatura intorno agli occhi si contrae per migliorare la messa a fuoco sulla minaccia. Come risultato si ha la perdita della visione periferica, con tutti i rischi che ciò comporta durante un'aggressione.
Come detto il cervello primordiale elimina ogni funzione non necessaria in un momento di contingenza estrema. Tra queste funzioni non primarie c'è la percezione uditiva. Durante un'aggressione quello che ci sta di fronte magari ci minaccia, ma l'attacco vero e proprio potrebbe prevenire da un complice che ci prende alle spalle.
Sarà improbabile accorgersene in tempo se l'effetto tunnel ci inibisce la visione periferica, infatti difficilmente sentiremo il rumore di chi è dietro di noi, i suoni diverranno ovattati, come se le voci udite provenissero da lontano. Oppure come se tutta la scena si svolgesse sott'acqua, con i suoni attutiti e rimbombanti.
Sotto l'effetto detto "tunnel" alcune persone intervistate che ne avevano subito le cause ricordano la sensazione di aver vissuto e visto la scena attraverso un binocolo o con l'occhio di una telecamera con inquadratura ridotta. Ciascuna sequenza dell'episodio veniva ricordata come fatta di primi piani. La mente sopraffatta dal terrore aveva focalizzato solo un frangente o un particolare dell'accaduto.
Così la vittima di una rapina a mano armata potrebbe ricordare il buco della canna della pistola spianata come se fosse abnorme, quasi fosse il vivo di volata di un cannone, piuttosto che una donna aggredita da uno stupratore ricordare le mani che cercavano di afferrarla come fossero quelle di un gigante.
Questo "effetto primo piano" caratteristico dell'effetto tunnel ha come conseguenza il fatto che le persone aggredite tendano a percepire il loro aggressore ben più grosso e minaccioso di quanto sia in realtà. E' evidente come questo peggiori ulteriormente la percezione di pericolo e renda la persona ancora più a rischio di cadere nel panico.

 

DIMINUZIONE DELLA SENSIBILITA' DEL DOLORE:
A livello fisiologico gli studi scientifici sull'organismo umano hanno accertato che in preda ad un grande terrore e relativo aumento dell'adrenalina il dolore viene sopportato dal corpo in maniera impressionante, nonostante il soggetto subisca profonde ferite il proprio cervello annulla momentaneamente la sensazione di sofferenza acuta, a volte il soggetto non si rende neppur conto della perdita di un arto, sembrerebbe assurdo crederlo ma è una realtà.
Purtroppo questo effetto "anestetico" si può rilevare anche in soggetti sotto effetto di droghe o alcol, considerazioni che vanno tenute ben presenti se ci dovessimo trovare davanti un soggetto minaccioso e allucinato dagli effetti delle sostante alteranti che ha in corpo.

 

BLOCCO MENTALE:
Ognuno di noi in preda al panico si pone, urlando, una domanda:"Adesso come reagisco?"
Tra le funzioni cognitive ad essere principalmente coinvolte dal senso di terrore ci sono in primis la memoria e poi la capacità di ragionamento.
Per fare un semplice esempio basti pensare agli esami di scuola o qualsiasi altro tipo di test della vita dove la nostra preparazione e gli eventi erano alla base del risultato, in quei casi molti di noi si sono trovati in stato confusionale, bocca "impastata", gola secca, memoria azzerata, vista offuscata.
Come potete constatare il risultato è il medesimo che si potrebbe notare tra coloro che si trovano a dover affrontare un'aggressione vera, ma si sono allenati solo provando tecniche di combattimento convenzionali. Chi si è allenato in questo modo rischia, al momento di uno scontro reale, di trovarsi in preda al panico a chiedersi come porsi per essere in una posizione di guardia corretta. Troppe energie spese inutilmente nella ricerca di una postura perfetta, ma inefficace su strada. Mentre prepariamo la nostra bella difesa è probabile che il nostro aggressore ci abbia già neutralizzato assestandoci un colpo secco sul naso.

 

ERRATA PERCEZIONE DEL TEMPO:
Il tempo e le distanze sembrano dilatarsi a dismisura, si perde cioè la cognizione del tempo.
Durante delle interviste fatte a soggetti che avevano subito violenze le stesse ricordavano che per sfuggire all'inseguimento avevano percorso chilometri e chilometri, mentre tutto l'inseguimento era durato solo decine di metri.
Spesso i superstiti di risse ed aggressioni ricordano le fasi cruciali del dramma che li ha coinvolti come una sequenza al rallentatore. Descrivono l'intera sequenza di fatti come fosse durata minuti o addirittura ore, quando il tutto, in realtà, è durato solo pochi secondi. Alcuni lamentano l'interminabile ritardo dei soccorsi, anche quando l'intervento di polizia ed ambulanza è stato obiettivamente tempestivo.

 

PERDITA DELLA MOBILITÀ:
Durante una vera aggressione la vittima potrebbe provare la rigidità muscolare e la conseguente incapacità di svolgere movimenti sciolti e meditati.
Purtroppo, in molte arti marziali l'allenamento verte su tecniche articolate, che richiedono una buona dose di equilibrio e ottima preparazione motoria.
Prese convenzionali, proiezioni, leve articolari, richiedono una dose elevata di tempismo e molto allenamento per poterle mettere in atto in maniera efficace, nonché una grande coordinazione motoria di elevato livello fisico.
La nostra esperienza ci ha insegnato che nulla di tutto questo funziona. Chi si trova a reagire in modo "tecnico", secondo gli insegnamenti ricevuti, rischia di rispondere ad una aggressione con movimenti goffi, rigidi ed innaturali e soprattutto inutili ad abbattere il nemico.
Le uniche tecniche veramente utilizzabili in un contesto di difesa personale sono di tipo diretto e grossolano, cioè quelle prettamente istintive e senza fronzoli di esecuzione.

 

CONSAPEVOLEZZA DEL PROPRIO CORPO:
Lo stress altamente devastante vissuto durante un'aggressione porta alcuni individui, che hanno subito il danno, a ricordare l'esperienza come un qualcosa di irreale, quasi come se l'evento fosse accaduto ad un altro e non a stessi.
A volte gli individui coinvolti percepiscono fatti e persone come se si trovassero a distanze diverse da quelle vere, come se galleggiassero in una bolla virtuale, separati dal loro corpo, osservano il succedersi degli eventi come in un dimensione ultra terrena. Un vero distacco mentale-corporale.

 

AMNESIA DA SHOCK:
Oltre all'alterata percezione del tempo e al blocco mentale, nei casi di shock emotivo più gravi non è raro assistere a casi di amnesia relativa a singoli eventi o all'intero episodio di aggressione che ha visto coinvolta la vittima. E' come se la vittima volesse cancellare l'episodio dalla propria mente.
Purtroppo quando sussistono tali amnesie o finte certezze su ciò che è accaduto è molto frequente che la persona distorca l'esatta realtà, creando false testimonianze o fornendo notizie dei fatti poco attendibili.

 

ALTERAZIONI DERMICHE:
Anche i sintomi di tipo dermico sono fondamentali e di facile riscontro.
Il corpo e il viso di una persona sotto l'effetto della paura hanno delle caratteristiche precise.
Il viso facilmente apparirà pallido (sbiancato in volto), la fronte si imperlerà di sudore (sudorazione fredda), le orecchie potrebbero divenire arrossate a causa della tensione emotiva che genera un maggiore flusso sanguigno.
Si potrebbero notare dei tremori gli arti a causa di una diminuzione della temperatura corporea, che il soggetto percepirà come una sensazione di freddo e di brividi in tutto il corpo.

 

SECCHEZZA DELLA CAVITA' ORALE (BOCCA SECCA):
La bocca secca è il problema opposto all'ipersalivazione, una condizione in cui si ha un eccesso di produzione di saliva. A volte questo sintomo può essere rivelato dal bisogno di deglutire, oppure dal bagnarsi le labbra con la lingua. Sembra una sensazione facilmente superabile, ma a volte questa incapacità porta al panico più totale. Sembra di non avere il controllo della propria persona, tanto da avere difficoltà a respirare.

 

PROBLEMI ALLA MUSCOLATURA:
L'adrenalina mette tutta la muscolatura scheletrica sotto tensione, questo potrebbe essere visibile dall'esterno, identificando la persona che ne subisce gli effetti, in quanto la stessa assume una postura rigida o manifestando tremori generalizzati, in particolar modo alle mani.
Anche la mimica facciale può essere alterata dalla tensione, il viso assume l'espressione tipica di chi vuole difendersi, aria corrucciata, sospettosa e guardinga. Non è raro che la persona sotto stress sviluppi dei tic nervosi incontrollabili, sotto forma di smorfie o tremori facciali incontrollabili. A volte si può, nei casi più gravi, alla paresi del soggetto.

 

RESPIRAZIONE ALTERATA:
Sotto stress il respiro aumenta in maniera esponenziale, questo perché il corpo asseconda il bisogno naturale dell'organismo di aumentare l'ossigeno necessario per affrontare quella determinata situazione di panico.
Dall'esterno è possibile accorgersi della paura di una persona perché il suo respiro tende ad essere breve e accelerato, ovvero notereste la parte superiore del torace che si solleva e si abbassa visibilmente e in maniera convulsiva.

 

ARITMIE E TACHICARDIA:
Sotto l'effetto dell'adrenalina il battito cardiaco accelera provocando l'aumento della pressione arteriosa che può essere notata all'esterno con rossore delle zone maggiormente vascolarizzate, in particolare i lobi delle orecchie. Non è raro accorgersi dell'accelerazione del cuore se lo sguardo si posa sul collo, dove è possibile notare la pulsazione delle arterie più superficiali, notereste le vene ingrossarsi in modo spaventoso e innaturale.
Sotto l'azione del sistema nervoso simpatico, non è infrequente che si manifestino aritmie cardiache, i cosiddetti "tuffi al cuore".

La paura dunque è un fenomeno universale perché colpisce tutti sia gli uomini sia gli animali e le reazioni che ne conseguono sono uguali per tutti, in termini di fuga, di attacco o paralisi.
Il primo passo per affrontare al meglio questo fenomeno è quello di accettare la paura come un evento normale, non vergognarsi quando le sensazioni negative che ne derivano ci assalgono all'improvviso. Il fatto di aver paura di fronte al pericolo è un fatto naturale che accompagna anche le persone ritenute coraggiose. La fuga di fronte ad un pericolo potenzialmente mortale non è una scelta disonorevole, ma potrebbe (se ce ne fossero i presupposti) l'unica scelta sensata.

Riassumendo, oltre all'allerta mentale da assumere (MAI ALLERTA BIANCA!), tenete ben presente alcuni aspetti:

Se provate paura NON vergognatevene, è una reazione normale.
Imparate a combattarla ed affrontata.
Imparate a identificatene i sintomi fisici e psichici in modo da non trovarvi spiazzati e disorientati quando si presentano.
Abituatevi a tutti i sintomi della paura in modo graduale, per esempio tramite attività sportive, oppure affrontando stress e paure per voi importanti, ad esempio parlate in pubblico, piuttosto che cercate di assistere ad un concerto se soffrite di agorafobia (paura della folla).
Studiate le vostre reazioni, in modo da capire la vostra modalità di risposta tipica di fronte al pericolo: attacco, fuga o blocco emotivo. Allenate quindi i vostri riflessi in modo da compensare tali tendenze. Se vi sentite meno sicuri ad attaccare parlatene con il vostro istruttore, troverà il modo di superare tali lacune.
Cercate di avere fiducia in voi stessi sia in termini fisici sia mentali. Senza diventare presuntuosi ricordate che non siete secondi a nessuno, alimentate questo pensiero positivo in voi.
Imparate una tecnica di rilassamento mentale rapido, pensate ad esempio a qualcosa che vi faccia stare bene, questo allenterà gli effetti dello stress acuto, permettendovi di ritrovare il possesso della vostra mente.
Curate molto la cosiddetta "igiene del pensiero", evitate di aggravare il vostro stress psicofisico con pensieri negativi o catastrofici. Pensare: "Adesso non ne esco vivo!" non ha mai aiutato nessuno a sopravvivere

Infine, è ovvio che per l'incolumità dell'allievo è praticamente impossibile in un corso riprodurre la stessa situazione di stress emotivo che potrebbe presentarsi durante un'aggressione vera, ma si può (senza arrivare a farsi male) simulare al meglio situazioni pericolose.
Purtroppo nei corsi di difesa tradizionali quello che manca nella quasi generalità dei casi è l'insegnamento di un'adeguata preparazione psicologica da parte dell'allievo, si tende ad insegnare solo tecniche e questo è un grave errore.
Durante i nostri allenamenti noi del sistema Combat scongiuriamo questo, simuliamo il più possibile situazioni realistiche, ricreando anche scenari di vita quotidiana all'interno delle nostre palestre. Gli istruttori del Sistema Combat seguono degli schemi di insegnamento univoci e progressivi e con i tempi giusti portano gli allievi ad avere una preparazione completa per la difesa personale.

Il nostro consiglio è quello di affidatevi a corsi specializzati dove gli allenamenti vengano svolti da professionisti capaci di farvi lavorare in sicurezza, ma sotto stress psicofisico.
Questo farà la differenza tra un corso normale e convenzionale e uno studiato su strada.
La salvaguardia della vostra incolumità sta in questa scelta.

i suoni divengono ovattati, come se le voci udite provenissero da lontano. Oppure come se tutta la scena si svolgesse sott'acqua, con i suoni attutiti e rimbombanti.

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